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Giulia e il picnic lunare

La cameretta è silenziosa. Il cielo fuori è scuro, ma le stelle brillano come briciole di zucchero. Giulia apre la finestra e sussurra: —Luna, possiamo fare un picnic?— Una lucina salta sul davanzale: è un razzo giocattolo che diventa grande come un letto. Il coniglio Tobia sbuca da sotto la coperta. Trema un po' e stringe il suo fazzoletto. —Io ho paura del buio— dice piano. Giulia gli prende la zampina. —Andiamo insieme. Luna chiara, niente paura!— canta lei. Il razzo fa puf puf e profuma di vaniglia. Giulia mette nel cestino panini, mele e biscotti a stella. —Pronti?— Il razzo conta: uno, due, tre... via! Le luci della città diventano lucciole lontane.

Il razzo plana leggero su una collina bianca. È la luna, tonda e morbida come una pagnotta. Il suolo fa cric croc sotto le scarpe. Il cielo è enorme e silenzioso. Tobia si guarda intorno, stringe le orecchie. —E se il buio mi mangia?— chiede. Giulia indica le stelle. —Le stelle sono piccole lampade. Luna chiara, niente paura!— La bambina stende una coperta a quadretti. Apre il cestino: esce un profumo di pane caldo. Una formica lunare, lucida come una goccia, passa veloce e fa il solletico al naso di Tobia. —Ecciù!— starnutisce il coniglio e ride. Lontano, un sasso sembra un gatto addormentato. Il vento è fresco e sa di neve dolce. —Ascolta— dice Giulia. Si sente un tintinnio, come campanelle di ghiaccio.

—Il buio è ancora qui— sussurra Tobia. Le sue zampe fanno piccoli passi sulla coperta. Giulia accende una lucina tascabile. La luce è calda come un abbraccio. —Vedi? La luce è con noi— dice. Poi tira fuori una ghirlanda di stelline di carta. Le appende a un piccolo bastone e la fa girare piano. Le stelline fanno ombre danzanti sulla luna. —Luna chiara, niente paura!— ripete Giulia, e batte le mani a ritmo. Tobia guarda le ombre. Una ombra sembra una carota gigante. —Quella è amica mia— dice il coniglio, e finalmente sorride. La bambina prende due tazze con disegni di razzi e versa succo di mela frizzante. Le bollicine saltano su e fanno plin plin come pioggerellina. —Brindiamo al nostro picnic!—

All’improvviso un panino fa un piccolo salto. La gravità qui è buffa! Il panino fluttua e tocca l’orecchio di Tobia. —Ehi, signor Panino!— ride Giulia. —Non si morde l’orecchio di un coniglio!— Tobia prova ad acchiapparlo. Salta, gira, fa una capriola lenta nell’aria. —Ops!— Le sue orecchie si aprono come due vele. La bambina allunga il retino giocattolo e cattura il panino volante. —Preso!— dice. Aprono il panino: formaggio e pomodoro. Tobia morde e si blocca. —È la luna? Sa di luna?— chiede confuso. —No— sorride Giulia. —Sa di casa.— Il coniglio mastica, fa mmm, poi scoppia a ridere: —Per un attimo ho mangiato il buio!— Giulia ride anche lei e batte il ritmo: —Luna chiara, niente paura!— Il vento porta via una briciola, che danza come una farfalla d’argento.

La luna si fa più quieta. Le campanelle di ghiaccio cantano piano. Tobia guarda una grotta bassa, tonda come una pancia. —Lì è proprio buio— dice. Fa un passo, poi un altro. Giulia stringe la sua zampina. —Andiamo insieme. Io ho una canzone.— Entrano pianissimo. L’aria nella grotta odora di pietra fresca. La luce di Giulia disegna cerchi gialli. Le pareti brillano di minuscoli punti, come coriandoli di stelle. —Senti il mio cuore— dice la bambina. Toc toc, toc toc. Il coniglio appoggia l’orecchio. Il battito è sicuro. —Il buio ascolta anche lui— sussurra Giulia. —E balla piano.— Tobia chiude gli occhi, respira. —Luna chiara, niente paura— ripete, quasi come un segreto. Quando escono, il cielo sembra ancora più grande e gentile.

È tempo di storie e biscotti. Giulia tira fuori il libro delle ninne nanne e una copertina morbida. Sulla luna è nata una piccola fossetta, proprio accanto a loro, come un nido. Si sistemano lì. Giulia legge con voce calda: parole lente, rotonde. Tobia ascolta e sgranocchia un biscotto a stella, che profuma di vaniglia e miele. —Ora il buio mi sembra un mantello— dice. —Un mantello per guardare meglio le stelle.— La bambina annuisce. —Il buio è una tenda. Noi ci stiamo sotto e sogniamo.— Si stringono. Lontano, una polvere d’argento cade come neve leggera. Il razzo li aspetta, paziente. Quando sentono un piccolo sbadiglio, Giulia sorride e chiude il libro. —Luna chiara, niente paura— dice ancora, ma piano piano, come una piuma. Il viaggio di ritorno è morbido e dolce, come scivolare in una coperta calda.
Giulia (piccola esploratrice curiosa)

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